Perché New York saprà farti sentire “brand new”

“Ciao mamma, esco, vado a comprare un po’ di sushi e torno. Faccio due passi…”
“Aura, stai attenta, ti prego. Siamo a New York, è una città enorme, potrebbero anche rapirti [N.d.A.: #staypositive, eh!]”
“Mamma, tranquilla, se dovessero rapirmi qui a NYC, sarei felice per tutta la vitaaaaaa!”

Questo frammento di vita reale è abbastanza emblematico per farvi capire l’amore incondizionato e viscerale che provo per questa città?  🙂

Perché New York saprà farti sentire “brand new

Per questo articolo un piccolo incipit è doveroso. Ho visitato questa metropoli due sole volte nella mia vita. I miei consigli da turista a turista sarebbero, temo, abbastanza banali. Ciò che di più personale e intimo posso condividere, invece, è la sensazione che provo non appena i miei piedi toccano il suolo newyorchese. “These streets will make you feel brand new” recita Alicia Keys nella sua canzone “Empire State of Mind“, dedicata proprio a questa città. E mai parole furono più azzeccate. 

Ho pensato, quindi, di regalarvi un elenco di ricordi di esperienze vissute a New York che mi hanno fatta sentire “brand new“. Che mi hanno fatto credere che la vita è piena di possibilità. Che perdiamo solo i treni che non siamo pronti a prendere. E che se non siamo stati pronti a prenderlo, forse quello non era il nostro treno. Che ognuno di noi, sotto un certo aspetto, è un po’ un self-made man, un individuo che si è fatto da solo. Perché, in fondo, da soli affrontiamo le nostre paure per sconfiggerle veramente. E da soli facciamo leva sui nostri punti di forza, quando finalmente arriviamo a conoscerli. Un elenco di cose, dicevo, che mi hanno fatta sentire piena e sufficiente per me stessa. E queste sono due delle sensazioni che vado cercando in giro per il mondo. Ed è proprio quando si fanno trovare che inizia la magia

New York brand new

Passeggiare per le strade di New York da sola 

(si veda frammento di vita vissuta dell’introduzione) Ormai lo sapete, sono una camminatrice. Non potrei mai concepire di visitare una città solo a bordo dei mezzi; di solito, al contrario, cerco di evitarli sempre (ove possibile) a favore di interminabili passeggiate alla scoperta della mia destinazione. Camminare non è solo un modo per rientrare in connessione con i miei pensieri. E’ anche un metodo incredibile per conoscere una città. Per perdersi, mischiandosi ai cittadini con le loro abitudini. Per osservare i loro visi, i loro sorrisi, la loro indole. Per memorizzare scorci e angolini.

Approfittare del potere dell’invisibilità.

New York, come tutte le metropoli, ti fa sentire invisibile. Sono consapevole che questa non sia una caratteristica solo positiva: di certo si tratta di una peculiarità che può trasformarsi, in certe occasioni, in qualcosa di triste. Penso a chi magari si è trasferito qui ed è alla ricerca di nuove conoscenze, di uno sguardo amico. A chi fatica a trovare la propria dimensione in una città tanto enorme e frenetica. Da turista, però, la possibilità di non attirare l’attenzione, di non ricevere alcun sguardo di giudizio, di essere invisibile, è elettrizzante. Specialmente per chi, come me, abita in una città di medie dimensioni, dove “ci si conosce tutti” e dove, spesso, il prossimo è giudicante.

Fare colazione da Le Pain Quotidien.

A New York decidere dove fare colazione è peggio di redigere una tesi di laurea. Esistono mille luoghi, locali, caffè dove iniziare la giornata, ognuno con un menù diverso. Ricordo, però, la colazione da Le Pain Quotidien di Bryant Park come una delle migliori della mia vita (pagata come una cena, ma questa è un’altra storia 🙂 ). Pane caldo di ogni tipo, marmellate a volontà, spremuta fresca, caffé latte servito in scodelle rustiche. Il tutto in grande quantità e consumato su lunghe tavolate di legno, insieme non solo ai miei compagni di viaggio, ma anche a sconosciuti.

Leggere un libro a Central Park.

E’ ovvio, lo so. Leggere un libro all’aperto in una città straniera è, già di per sé, un’esperienza indimenticabile. Farlo a Central Park, in mezzo ai profumi degli alberi in fiore, ai rumori della città attutiti, ad uno skyline che sembra disegnato, è qualcosa di mistico. Io ho scelto di fermarmi davanti al Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir, che è diventato, a pieno diritto, uno dei miei luoghi preferiti al mondo. Inutile specificarlo, ma ho potuto vivere questa esperienza solo in concomitanza con la bella stagione, durante mia seconda visita avvenuta a fine aprile. In quel momento l’intero Central Park rinasceva a primavera, fioriva, brillava di luce propria.

Incontrare un’amica conosciuta all’Oktober Fest.

Vorrei attaccare un trofeo in casa per ogni persona che è entrata a far parte della mia vita durante un viaggio e che, nel corso degli anni, nonostante la distanza, non ne è mai uscita. Come si fa con le pergamene di laurea. Perché questa è una delle più grandi vittorie di ogni viaggiatore. Portare la dimensione del viaggio anche nella propria routine, insieme a tutte le persone incrociate durante il percorso e a tutte le lezioni apprese lungo il cammino. Così è stato con Shannon, la mia amica americana, conosciuta casualmente durante un folle folle Oktober Fest a Monaco di Baviera. E così, una serata a New York è stata dedicata completamente a lei. Come spiegarvi la gioia di questo rincontro?

Guardare il tramonto sul Ponte di Brooklyn.

Un classicone, lo so. Ma è imperdibile, davvero, come dicono. Da qualsiasi angolazione decidiate di godervi questo spettacolo, non potrete non rimanere affascinati da come la natura, con i suoi colori, il suo calore e la sua luce, abbraccia lo skyline e il ponte di Brooklyn, entrambi ideati e costruiti dall’uomo. E sarà pura magia.  

Svegliarsi nel bel mezzo della notte 

Non sono sempre vittima del jet lag. Durante il mio secondo soggiorno a New York, però, è capitato che, per due notti consecutive, io mi svegliassi nel bel mezzo della notte senza riuscire più a prendere sonno. Dopo un innegabile giretto sui social, ho pensato al privilegio di potermi godere una metropoli di notte, guardandola senza essere vista. E così mi sono seduta accanto alla finestra e ho osservato il risveglio di New York, comodamente seduta in poltrona, nella mia stanza d’hotel, in pigiama. Come in un film.

 

Spero di essere riuscita a trasmettervi, anche solo in parte, le mie sensazioni e la gioia profonda che questa città mi infonde.

Un abbraccio, viaggiatori!